Antonio Garofalo


 

 
Università degli Studi di Napoli  Parthenope


 


 

   

Research Activity


Research Activities:

L’attività di ricerca da me svolta può essere meglio inquadrata attraverso l’illustrazione del progetto di ricerca che da alcuni anni sono impegnato a portare avanti e di cui i vari scritti rappresentano delle tappe intermedie. Il progetto comincia a manifestarsi nella parte conclusiva degli studi universitari in occasione della scelta dell’argomento di tesi di laurea sotto la guida e lo stimolo incessante del Prof. Salvatore Vinci. Seguendo il corso di Politica Economica del Prof. Salvatore Vinci e i suoi seminari sui problemi dello sviluppo economico e sulle caratteristiche del mercato del lavoro in particolare, fui subito attratto dalle questioni sia teoriche che empiriche connesse al funzionamento dei sistemi economici. Mi attirò perciò la prospettiva di approfondire questioni più strettamente legate alle moderne teorizzazioni sul mercato del lavoro; di qui la mia scelta, quale argomento di tesi, della Curva di Beveridge, cioè lo studio sulla contemporanea presenza di lavoratori disoccupati  e posti di lavoro vacanti. In pratica mentre si rileva che coesistono disoccupazione e posti vacanti, è l’assunzione di completa identità tra le due cose che va rimossa. Abbandonando l’assunzione di completa identità tra lavoratori e lavori, il processo di ricerca risulterebbe di banale soluzione laddove diviene meritevole di trattazione allorquando si assume che sia i lavori che i lavoratori sono diversi  e che il processo di incontro richiede del tempo. Essendo difficile e consumatore di tempo il processo di incontro tra lavori e lavoratori, ecco trovata una possibile spiegazione della contemporanea presenza di disoccupati e posti vacanti.

Dopo la laurea ho indirizzato, in una prima fase, i miei studi all’approfondimento  dell’economia politica in maniera più sistematica e specialistica, conseguendo il Master in Economics presso l’Università di Manchester in Inghilterra dove ho consolidato le mie conoscenze Macroeconomiche e Microeconomiche nonché quelle più squisitamente Econometriche, non tralasciando tra l’altro lo studio e l’approfondimento di strutture matematiche più complesse. Sotto lo stimolo e la guida del Prof. Martyn Andrews ho intrapreso lo studio, sia da un punto di vista teorico che empirico, della relazione tra orario di lavoro e occupazione. Devo precisare che il mio approccio su questa questione è in larga parte scevro di ideologia che tanta importanza assume nei dibattiti attuali, ciò non perché reputo poco interessante e ininfluente la questione ideologica, ma perché reputo che molto deve ancora essere fatto per capire le implicazioni pratiche di misure di worksharing quale strumento idoneo a fronteggiare l’attuale fenomeno della disoccupazione. In quest’ottica si inseriscono i lavori: The effect of the standard workweek reduction on employment: some econometric results e successivamente La riduzione dell’orario di lavoro è una soluzione al problema disoccupazione: un tentativo di analisi empirica in cui l’analisi del worksharing è stata effettuata sia presentando un modello teorico ben specificato che avvalendosi di analisi econometriche per alcuni paesi europei per vedere se, sul fronte econometrico, era possibile individuare qualche ulteriore barlume di chiarezza viste le lacune emergenti sul fronte più strettamente teorico. Successivamente la mia attenzione, anche alla luce della ormai manifesta incomprensione dell’attuale livello di disoccupazione di molti paesi (tra cui il nostro), è emersa la necessità di studiare più a fondo il sistema economico anche, o forse soprattutto, al di fuori dei tradizionali schemi di analisi macroeconomica.

È in questo ambito che si collocano i lavori: Worksharing in a labour market perspective with effort and minimum wages, ove l’efficacia di una manovra di riduzione dei tempi di lavoro, quale strumento di politica economica finalizzato a favorire una crescita dell’occupazione, è analizzata con riferimento ad un modello teorico esaminato sia in assenza che non del ricorso al lavoro straordinario e con riferimento a diversi regimi di determinazione dei salari; Employment capital operating time and efficiency wage hypothesis: is there any room for worksharing?  in cui l’efficacia del worksharing è analizzata sulla base di un modello ove l’effort dei lavoratori risulta funzionalmente legato sia alle retribuzioni che alle ore, ed ove si tiene anche conto della presenza dei tempi operativi del capitale. L’analisi è portata avanti facendo riferimento a due distinti approcci macroeconomici: uno Keynesiano, ed un altro più strettamente Classico.

Una ulteriore estensione di questa linea di ricerca è rappresentata dalla circostanza che sempre più i sistemi economici sono caratterizzati dalla presenza di una forte caratterizzazione bisettoriale, che sia pure in maniera schematica e semplicistica, dovrebbe essere in grado di cogliere alcune caratteristiche peculiari di molti sistemi economici concreti che, come è noto, sono risultati di aggregazioni di settori produttivi che presentano significative differenze che risulterebbero annullate utilizzando modelli unisettoriali che di fatto rappresentano una media delle caratteristiche dei settori la cui significatività economica è scarsa (in altre parole l’operazione media non può essere giustificata se non con riferimento a prime rozze e semplicistiche descrizioni). Di qui, il ricorso a modelli bisettoriali con parametri caratteristici diversi può rappresentare, senza piombare in un’esposizione complessa e spesso di difficile comprensione, qualora si volesse allargare il discorso a sistemi economici con più di due settori, un passo intermedio che consente di cogliere alcune indicazioni impossibili da ottenere con un modello unisettoriale. Si colloca in questo filone il lavoro: Orario di lavoro ed occupazione in un contesto economico bisettoriale in cui l’efficacia di una misura di worksharing è presa in esame con riferimento ad un sistema economico dualistico; rientrano, inoltre, in questo filone i lavori: Mezzogiorno, Dualismo, Sviluppo Economico e Capitale Umano: Un primo tentativo di interpretazione e Orario di Lavoro e Salari di Efficienza in un modello di sviluppo dualistico.

Nella monografia: Occupazione, disoccupazione e riduzione dell’orario dell’orario di lavoro gli effetti occupazionali di politiche di worksharing vengono esaminati con riferimento a modelli teorici in cui si tiene conto della presenza di meccanismi di compensazione salariale, e si pone l’accento su quelli che sono i tempi operativi del capitale e sulla presenza di sistemi di turnazione dei lavoratori; si ritiene infatti che la produzione non necessiti solamente di fattori quali capitale e lavoro, ma anche di varie e complesse forme organizzative del lavoro che vincolano in modo stretto i fattori di cui sopra.

Successivamente l’attività di ricerca si è indirizzata allo studio di strutture teoriche nelle quali è configurabile una doppia contrattazione salariale sia a livello locale che centrale e dove gli effetti sui principali indicatori del mercato del lavoro vengono misurati allorquando si utilizzano vari strumenti quali il salario minimo e varie forme di flessibilità, e dove il worksharing e i tempi operativi del capitale ricorrono; rientrano in questo filone di ricerca i lavori Hours Reduction, Employment and Capital Operatine Time: Searching for further insights from a Trade Union Model e Working Hours and Employment in a Trade Union Local Bargaining Model.

Nella monografia Working Time: New Issues and Old Beliefs, oltre ad analizzare le principali argomentazioni a favore o meno dell’adozione di politiche volte ad utilizzare l’orario di lavoro come strumento per debellare la disoccupazione, il tema dell’orario di lavoro viene trattato anche con riferimento alla rilevanza delle ore lavorate relativamente ai settori di attività economica, senza tuttavia trascurare il ruolo giocato dalla flessibilità; lo studio della relazione in oggetto viene effettuata anche avvalendosi di differenti modelli teorici.

Alla luce dell’ormai largamente condivisa rilevanza economica del capitale umano nell’ambito degli attuali sistemi economici, si è proceduto a verificare il legame, se esistente, tra capitale umano e tempi di lavoro, e questo in modelli in cui tale legame possa favorire meccanismi di social increasing returns; rientrano in questo filone i lavori: Hours of Work and Human Capital: Investigating on some linkages at Stake e Investigating Working Time, Human and Physical Capital.

Per quanto ancora concerne l’efficacia dei tempi di lavoro quale strumento per combattere la disoccupazione il lavoro Evaluating the Effect of Working Hours on Employment and Wages analizza gli effetti che una riduzione delle ore di lavoro contrattuali può avere sull’andamento delle dinamiche del mercato del lavoro in Germania e negli Stati Uniti. Il modello econometrico adottato è il VECM (vector error correction model). L’analisi di impulso-reazione suggerisce che uno shock negativo e permanente nelle ore di lavoro produce: (i) una riduzione del PIL reale, (ii) una caduta significativa dei salari reali, e (iii) una riduzione persistente dell’occupazione. Inoltre, i risultati ottenuti dalla scomposizione della varianza dell’errore di previsione (FEVD, forecast error variance decomposition) sottolineano che le variazioni del livello di occupazione non sono influenzate dalle ore di lavoro. La dinamica delle ore di lavoro settimanali influenza in minima parte l’andamento di reddito ed occupazione. In generale, i risultati suggeriscono che una politica di worksharing, consistente in una redistribuzione di un dato ammontare di lavoro su di un più ampio numero di lavoratori, produce effetti reali negativi.

Ricerche Attualmente in Corso

In linea con le precedenti esperienze di studio gli argomenti di ricerca attualmente in corso sono fondamentalmente due.

Il primo, ha come oggetto la costruzione di regole di controllo ottimo per la definizione delle ore settimanali contrattuali come funzione delle principali variabili del mercato del lavoro. La tecnica di ottimizzazione dinamica viene applicata allo studio empirico della quantità ottimale di ore di lavoro settimanali. Data la funzione di perdita dei policymakers ed il modello strutturale del mercato del lavoro, il risultato sarà le definizione di funzioni di reazione i cui coefficienti di risposta indicheranno in che modo, in seguito a cambiamenti nelle principali variabili reali del mercato del lavoro, si dovrebbe intervenire sulla dinamica delle ore di lavoro al fine di stabilizzare i salari reali e l’occupazione. Rientra in questo filone il lavoro Designing the Optimal Length of Working Time.

Il secondo è quello di procedere all’individuazione di alcuni elementi in grado di meglio qualificare la natura del mercato del lavoro in un contesto dualistico quale quello configurabile nel nostro paese. Rientrano in questo filone di ricerca i lavori Non-Linear Dynamics between Employment and Labour Force Participation e Is the discouraged worker effect Time-Varying?  

 

 


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 Ultima modifica: 14/09/2005                                Copyright © 2005 - 2010 - Dipartimento di Studi Economici -Tutti i Diritti riservati